martedì 27 maggio 2008

Fragola è a pois.


Da sabato sto vivendo in un film dell'orrore. Ho preso la VARICELLA! Se c'è una malattia più infima e becera, più di alcune personcine che conosco, è questa. Inizia con una febbricola, che manco prendi l'antibiotico e poi ti svegli una mattina e "paff!", trovi un sospetto brufoletto sullo sterno!
Inizi con le ipotesi:
1) indigestione? Strano, ieri ho mangiato minestra!
2) alcool? Due soli sorsi di cuba quasi 8 gg fa!!??
3) Sesso? Beh! Forse ne faccio veramente troppo poco.
Poi le macchioline si moltiplicano, come Greemlins e mi sale la febbre. Vado al celebre Pronto Soccorso del Santo Spirito e dopo 4, e sottolineo 4 ore di attesa, il tizio non sa che dirmi.
-E' andata in campagna???- mi fa.
-Si, 5 anni fa.- penso tra me e me.
Gli chiedo - Non pensa possa essere varicella?-.
-Forse ha ragione!!!!!!-(Eureka! Che genio quest'uomo!)
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOincuboOOOOO.
Lo stronzo, non solo non mi prescrive niente e, non sa se si usi il talco mentolato per le piacevoli bollicine, ma non scrive neanche la diagnosi sul referto, limitandosi a scrivere febbricola (39°!!!!) e macule. Si, infatti per scrivere varicella e quindi usare il referto come certificato medico per il lavoro, vuole 30 euro, il cornuto!!!!
Conclusione. Ho aspettato 4 ore per farmi dire, che ho la febbre e delle bollicine. Grazie!
Comunque, ormai da 4 giorni sono uno straccio e un mostro. La varicella è più di un'esperienza mistica, pagherei anche solo per avere la libertà di andarmi a comprare il giornale.Torno a letto.
Che infinita alienante depressione!!! :(

mercoledì 21 maggio 2008

Avrai.

Cambiare.

Fame insolente di un digiuno cercato. Pensieri vorticosi bussano piano. Non so più pregare, mi nutro delle mie decrepite certezze. E' rosso questo delirio che sa di nostalgia, di sogni troppo lontani, di errori per i quali mi condanno e dai quali non so imparare. Sono maledettamente cambiata, sono una donna, sono troppo testarda. Ho annegato tutto il mio coraggio in una tristezza salata e vuota che mi trascino dietro e che sempre porterò in ogni felicità.
Ho guardato negli occhi questa città che amo, ma che non mi sembra più mia, fino ad annegare in questo pensiero.
Ho guardato negli occhi l'uomo che ho amato e ho provato solo vergogna per il dolore e per l'inutilità della nostra violenza, degli insulti e della passione, troppo grande, che abbiamo trasformato in rabbia. Ci sono persone che ami ed altre che, in fondo, riesci solo profondare ad odiare. Non so perdonare niente e nessuno e questo vale anche per me stessa.
Ho paura, ma ho ritrovato la forza. Una paura tiepida e insistente, che mi solletica il cuore e mi fa guardare negli occhi un uomo, incredibilmente vero, senza permettermi di amarlo. Penso insistentemente all'odio che mi porto dentro, come un vaso di Pandora. Non vale niente il male, ma è la droga degli uomini. Conta non odiare se stessi, anche se amarsi, del tutto, è in fondo solo follia.
Cerco una salvezza possibile, senza mettere a tacere i miei demoni. Annego il mio cuore nei soliti Martini.
Mi sto lentamente innamorando di me stessa, come un'adolescente narcisa che perde le sue ore davanti allo specchio e sto imparando ad avere 25 anni, a godere di questo, senza sprofondare sempre nelle ansie. Mi addormento col cuore fumante e con un pittoresco Avrai di Baglioni, fuori moda, ma piacevole e familiare come un ritorno a casa. Gustosamente scontato, incredibilmente sempre mi commuove.

sabato 17 maggio 2008

Matisse.


Due giorni a Parigi.

Marion è parigina. Jack americano. Vivono insieme da tempo a New York ma, dopo la vacanza che sognavano a Venezia, si fermano due giorni a Parigi, per recuperare il gatto di lei e per far conoscere, a lui, la città e la famiglia di Marion. Quello che Jack conoscerà sarà una compagna molto più complessa di quanto lui potesse pensare e forse accettare. Un film maturo, nella sua leggerezza, grazie a una sceneggiatura che tiene per tutta la durata del film (tranne forse, ma è questione di gusti, nel finale) e grazie all’interpretazione dei due protagonisti.
Se Jack fa fatica a comprendere Parigi (complice anche la non conoscenza del francese), il 'ritorno a casa' mette a nudo per Marion quel fondo di puritanesimo, per quanto inserito in un contesto libertario, che Jack non si toglierà mai di dosso. Non si tratta, quindi, solo di cibo o di un anziano padre tutto istinto e seduttività, ma di due culture. Tutto questo Delpy ce lo dice sorridendo, ma quanto spessore c'e’ sotto questa leggerezza di scrittura!
Spiritoso, piacevole; si vede d'un soffio e ti fa venir voglia di avere un fidanzato!!

Natural born killer.



Mio fratello ha preparato un prelibatissimo risotto con le quaglie. Poverine!! Ora che le vedo così, mi viene una pena indescrivibile e varei voglia di chiamare la protezione animali.

Pensieri alla coque.


Ho ricominciato a scrivere, ovunque e sempre. Raptus di una grafomane; come quando la scrittura mi salvava. Da qualche giorno mi sento piena, di una contentezza mista a tristezza. Il dramma di una banale complessità, dell'essere sempre troppo relativa ed esageratamente assoluta, del dire sempre troppo, solo per non dire quasi mai niente. Il dramma del non arrendersi ad un un'ordinaria tiepida e dignitosa sopravvivenza. Domande esistenziali fastidiose come il cestino della spesa, pieno di quello che non riuscirai mai a mangiare. Ho provato a smettere di domandarmi e tormentarmi. Ho tentato con tenacia e forza, ma mi sono fatta solo male, perché tornare indietro non è mai del tutto possibile.