mercoledì 7 novembre 2007

Prossimo taglio di "capelli" che farò a Pink!!


Mattia.

Ieri sono stata dalla mia cara amichetta Veronica e dal suo bimbo Mattia. Ha solo due mesi, ma è già un bel ragazzotto, alto e muscoloso. Un pomeriggio rilassato e infinitamente piacevole. Quattro chiacchiere e una sala da thè. Passeggini e maledetti gradini. Ciucci sbavati e sorrisi sdentati. Spesa e prove tecniche di shopping. E poi ancora latte, piedi minuscoli, pianti disperati e ancora chiacchiere. Ho trovato una Veronica nuova, una mamma perfetta, rilassata e infinitamente felice.

martedì 6 novembre 2007



Se tornasse Hitler, gli organizzerebbero le primarie!!!


Da qualche giorno non si parla che di razzismo, xenofobia, rumeni e rom. Con impegno e forza si è riusciti anche questa volta a far scoppiare una bomba mediatica e a trovare un colpevole designato.
Il capro espiatorio sono i Rumeni.
Il male del mondo.
I nuovi nemici di un Hitler sepolto.
Il comunistissimo Veltroni, non si era accorto che, dall’ingresso della Romania in UE, i reati a Roma sono aumentati del 75%. Doveva crepare di botte una poveraccia a Tor di Quinto e, allora anche il Pci, inneggia alla pulizia etnica.

Vivo nella città probabilmente più multietnica di questo Paese: Roma.
Congolesi, Marocchini, Maghrebini, Polacchi, Cinesi, Thailandesi, Indiani, Vietnamiti.
Roma accoglie tutti.
Gli stranieri. Piazza Vittorio, un quartiere centrale e stupendo, è diventato China Town.
Gli stranieri affollano i mezzi, hanno banchetti di fortuna, rubano, spacciano, puzzano.

Roma è la città del Papa e del Cristianesimo, e tutti se lo sono scordato, ma Cristo ci aveva detto, o forse chiesto, di essere tutti fratelli. Roba vecchia! Ormai in chiesa sembrano andarci solo le vecchiette per passare il tempo e chi ancora prova gusto a sfoggiare i vestiti della domenica. I pellegrini affollano piazza S.Pietro, ascoltano l’Angelus, si commuovono, fanno le foto con le macchinette digitali nuove di pacca, poi a pochi centimetri vedono i barboni e provano pena e schifo.
Gli stranieri sono tanti, troppi.
La vita costa troppo.
Le regole non ci sono. Qualcuno controlla??? Qualcuno prende provvedimenti?? No. D’altronde, in Paese dove l’ex Primo Ministro è stato condannato in primo grado, ma nessuno si è accorto, dove un Previti ha avuto la faccia da culo di ricandidarsi al Senato, ma sempre nessuno si è accorto, dove il Sor Andreotti Giulio si sbaciucchia con Rijna (gesti d'affetto) e dove i soldi fottuti negli anni d’oro di tangentopoli chissà chi ce l’ha; non c’è da stupirsi di nulla.

L’Italia è il Paese tollerante e garantista per eccellenza. C’è sempre tempo per condannare e per punire. Ma le regole, al di là di punire i colpevoli, servono a tutelare la libertà e i diritti civili.

Se non ci sono regole non si può pretendere che le persone si auto regolamentino, altrimenti perché dovrei pagare delle tasse??
Si corre ai ripari solo dopo che è accaduto l’irreparabile, come se l’unica strada possibile fosse una politica della riduzione del danno.

Ma i cari parlamentari europei, che probabilmente non guadagnano 800 euro coi co.co.pro., che cazzo hanno pensato quando hanno accettato l’ingresso della Romania in Europa??? -BeH! cari rumeni siete nati in un Paese povero, cazzi vostri, rimanete lì e rendetevi conto che sono pur sempre cazzi vostri.-

Siamo così sicuri di poter puntare il dito con la coscienza pulita?? Siamo sicuri di essere tanto stimati in Europa in quanti Italiani?? Siamo così pronti a scagliare le pietre contro tutti??
I nostri nonni sono emigrati in America e alcuni ci hanno portato la mafia, che ancora oggi esiste. Io non mi sento, per questo, una mafiosa. In Germania la ‘ndragheta cura l’80% del mercato immobiliare e turistico. Io non mi sento una delinquente per questo. A Roma esistono quartieri assurdamente degradati, come Tor Bella Monaca, dove vivono quasi esclusivamente Italiani. Nessuno penserebbe di rimpatriare i Calabresi.

Il razzismo e gli stereotipi sono figli della cultura dell’ignoranza, che dilaga in questo Paese e che questa politica rinforza ed alimenta.
Roma, più che una città multietnica, sta diventando una città xenofoba e intollerante. Se è bastato così poco a creare un clima da Gestapo evidentemente la rabbia e il disagio dei cittadini di Roma cresceva da tempo.
Passeggio e non vedo che manifesti inammissibili di Forza Nuova e Fiamma tricolore.

L’altro giorno la mia padrona di casa, che dalla finestra vede passare Ratzinger e c’ha i Vangeli rilegati con le scritte oro, non ha voluto affittare la stanza ad una ragazza rumena che veniva in Italia per studiare.

Siamo così sicuri di essere meglio dei Rumeni???
A Madrid, poiché Italiana erano diffidenti ad affittarmi una stanza. Per la prima volta ho provato la diseguaglianza sulla mia pelle. Vivo in questa città da 6 anni. Nella mia vita ricordo di essere stata insultata da un tossico da bambina, mentre tornavo dalla Scuola di danza (italiano), derubata dalla mia migliore amica (italiana), rincorsa da un maniaco seminudo (italiano) ed adesso che ci penso in discoteca mi tornano alla memoria un paio d' idioti fatti che mi hanno importunata (italiani) ed uno che mi ha ficcato addirittura la manaccia sotto la minigonna (italianissimo). Pronti i decreti di espulsione????

E’ facile guardare quello che sta accadendo, dal calduccio del proprio divano. Siamo così sicuri di appartenere ancora ad un paese “ricco”??? Oggi, per la stragrande maggioranza dei giovani, avere una vita dignitosa e comprarsi una casa è possibile, solo grazie all’aiuto dei genitori. E i nostri figli??? I milleueristi potranno garantire il benessere per i propri figli??? E se un giorno non troppo lontano fossimo costretti ad emigare?? E se fossimo noi, un giorno, i nuovi Rumeni??

venerdì 2 novembre 2007

Alla fine torna sempre da Big.


Azzurra celeste nostalgia.


Esco, mi sollazzo, conosco e civetto. Gravito e mi delizio. Racconto di me e mi ritraggo. Eccentrica, egocentrica, istrionica e narcisista. Riempio l’aria di lusinghe, ma per giorni non rispondo al telefono.

Cerco, ma non concedo.

Potrei se volessi, ma in breve non m’innamoro.
Una nostalgia dolce e sottile mi attraversa. Una nostalgia, che sa d’inverno inarrestabile.


Mi affanno, orbito intorno agli appuntamenti e tristemente fatico.


Come sono pigra!! Quanto mi piace poltrire nel lettone della mattina, inzuppare le fette nel latte bollente con calma flemmatica e non avere mai fretta!!! Nemica fretta bastarda, che consumi l’orologio a forza di guardarlo, che odi i mezzi di Roma e che divori il tempo, mangiona. Ci vuole coraggio e pazienza ad affrontare quanto sta cambiando. Stringo i denti e so che un giorno raccoglierò, sempre con umiltà e senza aspettarmi niente, che poi le cose, quando vengono senza che te le aspetti, è meraviglioso.


Ma, in tutto questo, sembra che non abbia neanche il tempo per amare qualcuno. Questa è la stronzata che, ogni giorno, mi dico. Bugie di una tirchia di affetti.

La solitudine, per ora, è una tragica esigenza. Come un delta, viaggio tra disperato bisogno d’attaccamento ed incapacità di trovare spazio per qualcuno. Come il maledetto dilemma dei porcospini. Morire di freddo lontani e ferirsi vicini.


E’ che ogni volta, amo totalmente e senza difese. Mi butto senza rete, come un equilibrista pazzo. Amo, fino a diventare chi amo.


Diceva un certo Signor Hegel, non può esserci tesi, senza anti-tesi. La vita è sintesi degli opposti. Il bianco e il nero. Il bene e il male. Il diavolo e “l’acqua santa”. Se non ci fosse l’uno, non capiremmo l’esistenza dell’altro. E forse, nella dialettica, c’entra anche l’amore.
La fusione totale e l’annullamento dei poli opposti, portano alla distruzione. L’amore e l’odio iniziano a diventare la stessa cosa, si confondono, si mischiano e si uccidono.


Eppure l’amore è ciò che rende densa quest’esistenza, un peso specifico straordinario. Come diceva Sant’Agostino: "Amor meus, pondus meum" (spero di non aver sbagliato). L’amore è un peso, intorno al quale gravita il senso dell’esserci.
Un peso “pesante”, un fuoco essenziale che però può bruciarti.


Per ora mi godo il mio freddo.


Ho bisogno di soffrire in pace, senza dare spiegazioni a nessuno. Ho bisogno di capire quanto ancora vale la pena buttarsi e fare salti mortali. Sto lentamente risalendo, anche se il vuoto mi fa un po’ paura. I miei tempi sono lunghi e insopportabili.

L’attaccamento, le carezze, il calore senza amore, saranno anche un tampone alle ferite del cuore, ma in fondo sono solo la sozzura degli affetti.

Il mio cuore sta diventando il lacchè della mia mente, perché per troppo tempo mi ha spinto a malfare, sbagliare, accettare ed ora è in punizione. Lo so che indefesso continua a fallire, è un cretino assiduo.


Ascolto Stevie Wonder in continuazione, come a cercare un buonumore posticcio e annego il mio umore tra le note. Instabile ed umorale. Stati d’animo liquidi si muovono, nuotano lente emozioni vane e affogano ansie dispettose. E’ un giradischi l‘esistenza, gira su sé stessa; pensieri volanti come stupide ballate.

Vivere un autunno dentro.

Sto imparando a bastare a me stessa ed a sposare la solitudine come si va all’altare di una sposa puttana e noiosa. I vaccini dall’amore sono mediocri medicamenti. Nessuno è immune da quella tempesta dirompente, che ti prende quando meno te l’aspetti e t’inzuppa, t’infradicia la vita.

E’stata una serata piacevole ed intima. Mi sono addormentata col sorriso, con la pace nel cuore. Ma non ti amo. Non ti amo più. Tutto perfetto. Il calore dei tuoi abbracci, il tuo bravissimo Keith Jarrett, il tuo odore celestiale e i tuoi rari e preziosi sorrisi. Ma non ti amo. Mi stupisci; quando parli sai stregare, hai una pozione magica nella lingua. Ti diletti e mi corteggi. Mi sorridi e ti avvicini. Respiro ancora la tua aria. Ma per quanto di velluto, per quanto raffinato e rosso porpora, per quanto ricercato e prezioso, c’è un laccio intorno al mio cuore, stretto stretto, che non hai saputo sciogliere.

Francis Ford Coppola e il suo incontro con le metaossiamftamine.






Le metaossiamfetamine sono un ampio gruppo di sostanze con effetti psicoattivi, note a chi, come me, ha sostenuto l’esame di tossicodipendenze e a chi se le compra in discoteca (o forse anche in parrocchia) generalmente sotto il nome di ectasy.
Sono andata a vedere “Un’altra giovinezza” del mito vivente Francis Ford Coppola. La visione è molto vicina agli effetti psicotropi del’MDMA (ecstasy appunto).

La storia è ambientata nella Romania di fine Ottocento. Studioso di lingue che sgobba sui libri e morosa che lo molla, perché non si sente amata. Fin qui tutto ordinario. La vicenda, supportata da una geniale fotografia, convince fino al punto clou: il protagonista viene letteralmente fulminato. Passeggia mogio mogio sotto la neve e….zanghete…un fulmine lo tramortisce. Da qui inizia l’incertezza.

HIC SUNT LEONES.
Il punto è che, invece di risvegliarsi, quanto meno stordito, ringiovanisce di trent’anni!!! Di qui la trama, dal paradossale, passa al confuso e diviene delirio.
L’intrigo si dipana attorno ad una sequela ai limiti dell’allucinogeno: morti che tornano, doppi copiati (e direi scopiazzati) dal povero Otto Rank, rose di Zorro, Mata Hari improbabili, nazismo, delirio mistico, genocidi, esperimenti genetici, spionaggio e controspionaggio, rimandi al Faust di Goethe ed ancora metempsicosi, reincarnazione, sanscrito, bomba atomica, “eravamo 4 amici al bar” e, incredibile ma vero, pistole che si muovono con la forza del pensiero (effetti paranormali).
Sfido chiunque a trovare il coraggio d’immedesimarsi!!

I paesaggi e le ambientazioni sono davvero incantevoli, ma dico - caro Coppola- mica siamo sul canale National Geografic!!!!
In breve, anche con molto impegno e forte spirito interpretativo, lo spettatore ad un certo punto si annoia a morte e si perde. E’ come se il Coppola, in tutto questo tempo, avesse studiato molto, subito vari influssi e visto posti stupendi. Lodevole l’intento di farci partecipi di tutto questo, ma la carne al fuoco è troppa e l’indigestione è assicurata.

Insomma, delusa dal presunto mito e irritata dal tizio che davanti a me non faceva che: -Scccccccc!!-, non consiglierei a nessuno questa sbobba. Un vero capolavoro, al di là di tutto, non dovrebbe mai farti cercare l’orologio nel buio della saletta.